
Il percorso storico dell'educazione ha radici molto lontane coincidenti con la storia dell'uomo:
a) Analizzare da un lato parte degli elementi posti alla base del processo educativo sviluppatosi nel corso dei secoli;
b) Ricercare le cause dei cambiamenti che lo hanno interessato.
L'obiettivo di questo corso è quello di fornire agli studenti indicazioni su come elaborare significativi confronti tra le diverse esperienze pedagogiche per trarne:
1) conoscenze pedagogiche/educative ;
2) competenze atte a rielaborare le strutture metodologiche degli autori esaminati con lo scopo di saper riformulare l'acquisito nelle realtà in cui si troveranno ad operare professionalmente;
3) capacità di trasformare tali conoscenze e competenze in abilità operative da applicare sul campo.
Ciò è dovuto al fatto che oggi non si può non considerare gli approcci pedagogici innovativi, dove i sistemi attuali di formazione si confrontano a 360°.
Consideriamo che:
1) Sistema di "trasmissione di conoscenza" ispirato alla metafora della mente che apprende come "contenitore" riempito di conoscenza attraverso un processo trasmissivo. Questo modello, oggi, da solo, non è in grado di sviluppare effettiva competenza, rischiando di produrre invece conoscenza scarsamente utilizzabile in contesti reali.
2) Sistema sulla "costruzione di conoscenza" si basa su un apprendimento collaborativo ricercando la ricerca/azine, L'introduzione di ambienti di apprendimentoon-line nella formazione offrono un'interessanti opportunità per una maggiore diffusione e applicazione di modelli formativi efficaci da inserire in ambienti on-line.
L'odierna "comunità di pratica si deve avvalere dell'uso della rete, mezzo indispensabile e amplificatore di una comunicazione dove la conoscenza e una proprietà che caratterizza il mondo Education di oggi. Ogni giorno ciascuno di noi viene influenzato nei comportamenti e da scelte dalla T.A.S.C.A.:
Territorio,
Ambiente,
Società,
Contesto,
Ambito.
La T.A.S.C.A. è il tessuto connettivo tra il mondo sociale e i meccanismi educativi/formativi:chi non comunica non esiste nella società dell'informazione, quindi per esistere bisogna saper comunicare, bisogna saper conoscere per trarre insegnamento dal passato, scandagliare il presente per anticipare, costruire, gestire il futuro della comunicazione. In rete bisogna analizzare le dinamiche con cui il mercato digitale si intreccia con quello editoriale, osservane lo sviluppo e il suo impatto nell' Education evidenziandone opportunità e vincoli e relazioni educative.
La progressiva introduzione delle TIC nella didattica ha favorito l'adozione di metodi di apprendimento collaborativo e del lavoro di gruppo. Le strategie in questi contesti, in genere, fanno leva sulla discussione, sulla realizzazione e risoluzione di un problema comune e le TIC nella loro dimensione di scambio interpersonale, si coniugano perfettamente con l'impostazione teorica del costruttivismo per tradursi in una pratica pedagogica. Per impostare efficacemente l'apprendimento in gruppi, occorre coordinare strategie che aiutino l'interazione tra il docente e il discente operando come "Facilitator".
In questo schema, il docente forma i gruppi suddividendo la classe in unità più piccole e determina una mansione specifica. I gruppi di studenti collaborano alla progettazione e all'esecuzione dell'incarico preparando un resoconto da esporre alla classe per la discussione e la valutazione:
1. La strutturazione della classe in un "raggruppamento di gruppi";
2. L'uso di mansioni formative variegate nello studio collaborativo per gruppi;
3. Il ricorso a comunicazioni multilaterali fra studenti e lo stimolo a sviluppare capacità attive di apprendimento;
4.Scambi fra il docente e ciascuno dei gruppi.
La progettazione nell'ambito di processi didattico-formativi deve prendere in considerazione non solo le componenti tecniche e tecnologiche che giocano un qualche ruolo nell'intervento didattico, ma anche gli elementi ambientali e sociali in cui il processo di apprendimento si inserisce. Nell'apprendimento cooperativo vengono analizzati i suoi punti di forza e il modo in cui l'ingresso del PC, come mezzo di comunicazione, abbia modificato la struttura dello scenario mediale pre-esistente da un lato, e il modo in cui la mente lavora dall'altro tenendo ben presente vincoli, criteri, proposte di riferimento e in ultimo, ponendo in evidenza che l'azione si svolge in ambiti territoriali con proprie e specifiche risorse. (T.A.S.C.A.)
Area di lavoro: L'attività seminariale è svolta dal Dr. Leonardo FLAMMINIO ed è in aggiunta a conferenze, convegni, workshop segnalati dal docente inerenti il corso istituzionale tenute dalla titolare del corso Prof.ssa M.C.Andrianopoli.
In questo contesto didattico le modalità operative di verifica dovrebbero riguardare oltre all'acquisizione degli obiettivi, il grado di generalizzazione delle abilità, il grado di mantenimento nel tempo delle competenze acquisite e il grado di autonomia raggiunto. Infine bisogna capire se le abilità che cerchiamo di far acquisire ad ogni membro del gruppo migliorano realmente le competenze e fanno evolvere la qualità della vita.
L'etimologia del termine comunicazione deriva dal latino "comunis agere" che significa "mettere in comune". La comunicazione rappresenta il processo di trasmissione di informazioni, messaggi e influenzamento reciproco tra individui in un determinato contesto . Oltre ad essere un mezzo per raggiungere con più efficacia ed efficienza gli obiettivi prefissati, la comunicazione rappresenta anche lo strumento fondamentale e insostituibile per esistere, crescere, cambiare. La comunicazione è un processo di scambio di informazioni e di influenzamento reciproco che avviene tra un emittente ed un ricevente in un determinato contesto, il tutto a 360°.
Perciò il docente "Pedagogista/Tecnologo" deve possedere una cultura tecnologica e competenze specifiche nell'ambito multimediale, saper utilizzare gli strumenti propri della disciplina, in particolare quelli informatici, nella consapevolezza delle implicazioni che essi hanno per lo sviluppo cognitivo e per le relazioni interpersonali. Deve inoltre svolgere una funzione di promozione e di coordinamento perché queste tecnologie vengano utilizzate al meglio delle loro potenzialità per migliorare sia i processi di apprendimento che quelli su cui si veicola la comunicazione.

Quando parliamo d'apprendimento dobbiamo tenere conto del fattore TASCA.
La TASCA è un insieme di cinque fattori e ognuno dei quali assume una posizione rilevante nel nostro momento cognitivo:
1) TERRITORIO
2) AMBIENTE
3) SOCIETA'
4) CONTESTO
5) AMBITO
Territorio: possiamo intendere la nostra regione, città, quartiere, ecc. Ogni territorio presenterà diversi luoghi per l'apprendimento: per esempio, in un paesino di montagna non troveremo certamente facoltà universitarie, ma solamente una scuola materna.La situazione cambia quando il territorio comincia ad essere più "civilizzato": in città troveremo diverse strutture e luoghi che faciliteranno l'apprendimento, dalle scuole materne alle università. Ambiente: si intende il luogo che ci circonda, durante l'apprendimento, con tutto l'insieme di cose. In questo momento il nostro ambiente è l'aula in cui ci troviamo, ma può anche essere la nostra casa, o la nostra stanza. L'ambiente è familiare, caotico, sconosciuto, tranquillo, affollato, piccolo, grande, ecc; l'insieme della sue caratteristiche influenzerà il nostro apprendimento. L'ambiente di conseguenza può essere principalmente informativo, di distribuzione e d'interazione.
Ma questi due fattori sarebbero inutili senza la Società.
Territorio/Ambiente: questi due fattori sono in stretta relazione tra loro e, a volte, finiscono per coincidere.
Società: è un gruppo di persone che condivide gli stessi interessi. Nel caso dell'apprendimento si tratta d'individui con cui scambiare idee, da cui trarre insegnamenti, a cui dare consigli. Quando queste persone non condividono gli stessi interessi, si crea uno squilibrio che genera la mancanza di attenzione e di voglia nell'apprendimento. Infatti quando ascoltiamo qualcosa che non ci interessa, siamo portati a distrarci, interrompendo il momento cognitivo; è importante che chi sta comunicando con noi sia in grado di catturare la nostra attenzione.Il gruppo solitamente è organizzato in modo che vi sia un leader che lo coordini, ma non che lo comandi, poiché si è tutti uguali. Il gruppo opera all'interno di un Contesto e di un Ambiente.
Contesto: è la traccia su cui si muove il nostro apprendimento: infatti se vogliamo che questi raggiunga l'obiettivo prefissato, deve seguire un percorso che non sia dispersivo, ma piuttosto efficace. Quindi dovrà essere un contesto capace di catturare la nostra attenzione e di mantenerla sempre attiva, interessandoci. Per esempio, se stiamo seguendo una lezione dove è solo il professore a parlare, la nostra attenzione subirà un calo nel giro di pochi istanti; ma se si tratta di una lezione dove vi è la possibilità di interagire con il professore e con i compagni e, magari, supportata da tecnologie, come la visione di diapositive e lucidi, sicuramente la nostra attenzione rimarrà attiva più a lungo. Contesto?Ambito: questi sono gli ultimi due fattori della T.A.S.C.A., e sono in stretta relazione tra di loro.
Ambito: si può pensare allo spazio delimitato in cui il gruppo sta lavorando. In questo caso il nostro ambito può definirsi universitario, poiché legato alla struttura in cui ci troviamo, ma non per questo può limitarsi all'ambiente didattico.
Autore: Dr. Leonardo Flamminio.ttolare dell'attività seminariale di Tecnologie dell'Istruzione presso l'Università degli Studi di Genova- Facoltà di Scienze della Formazione a.a.2007-2008.
Destinatari e Modalità di Iscrizione: La partecipazione al corso non prevede nessuna competenza specifica, l'iscrizione al corso è aperta agli studenti del triennio del corso di laurea in Scienze Pedagogiche e dell'Educazione della Facoltà di Scienze della Formazione.
L'iscrizione si effettua direttamente al titolare del corso Dr. L. FLAMMINIO o inviando un' e-mail all'indirizzo flammini@unige.balbi.it
Durata del corso: La durata del corso è prevista in 20 ore accademiche complessive in aggiunta a conferenze, convegni, workshop segnalati dal docente inerenti al corso istituzionale tenute dalla titolare del corso Prof.ssa M.C.Andrianopoli.
Destinatari della sperimentazione: Scelti per la sperimentazione in oggetto n 30. corsisti frequentanti suddivisi in quattro aree denominate Gruppo a), Gruppo b), Gruppo c), Gruppo d)
Argomenti di discussione per il Forum sulle lezioni e lavoro della Tesina: Argomenti che si tratteranno durante le lezioni
Appropriatezza degli obiettivi : Creare occasioni e motivazione all'apprendimento e inserire in contesti di apprendimento tradizionali potenzialità collaborative come metodologia per creare e condividere conoscenza e conoscenze in rete.
Metodologia di relazione: L'attenzione dei destinatari è strettamente correlata a due fattori: interesse e comprensione; per questo l'argomento del discorso deve essere presentato subito, in correlazione immediata con le motivazioni di vantaggio e interesse sia al singolo che al gruppo.
Obiettivi Pedagogici: In tal senso si intende sviluppare nel concreto delle correlazioni tra gli stessi componenti del gruppo facendo emergere in entrambi a)abilità, b)capacità, c)competenze.
a) di ricerca, investigative, di riflessione critica, di interpretazione della realtà, organizzative, sociali, di confronto di esperienze;
b) di comunicazione, logiche, di riflessione, di apertura mentale;
c) di lavoro collaborativo, di relazioni interpersonali, di intelligenza collettiva .
Fase finale: Giunti alla fase finale del Seminario in cui i discenti hanno acquisito discrete abilità linguistico-comunicative e tecnologiche tali da gestire comunicazioni in rete, si è proceduto alla realizzazione delle quattro unità didattica relativa alla sperimentazione in oggetto.
Ai quattro gruppi sarà chiesto di individuare un tema sul quale costruire un dialogo ed una attività linguistica-tecnologica in modo collaborativo. Sulla base di idee e proposte provenienti dai partecipanti dei due gruppi distinti, in riferimento anche ad attività svolte in precedenza e a materiali forniti durante il corso, il gruppo a), b), c), d) metteranno in "scena" una presentazione in PowerPoint.
La condivisione di conoscenze e competenze e l'attività collaborativa nel creare il copione e recitarlo sarà un elemento centrale del lavoro in presenza che è proseguirà poi in rete con riflessioni e approfondimenti sul "giornale di classe:www.tascanet.4000.it" e il suo forum di discussione dove si attiveranno problematiche innescate a lezione.
Obiettivo finale: Scopo della sperimentazione sarà quello di dimostrare come in un corso di formazione e-learning, in modalità blended, uniti a sistemi tradizionali che multimediali possano consentire una precisa realizzazione di validi percorsi di apprendimento e dare un valore aggiunto alla didattica collaborativa sia in presenza che in rete, ed in particolare permettere il raggiungimento di obiettivi didattici in campo linguistico, più difficilmente raggiungibili con strumenti tradizionali di comunicazione e condivisione della conoscenza con un'incidenza maggiore sulleriflessione, sulle descrizioni, sulle valutazioni scaturite da ambienti collaborativi, didattici e formativi conglobando:
1) realizzazione del testo
2) collaborazione
3) preparazione e realizzazione del video
4) dubbi
5) motivazioni
6) emozioni
7) aspettative
8) difficoltà
Dunque le interazioni del docente/discenti attraverso una continua e critica interazione ci dovrebbe mostrare come questo tipo di riflessione abbia fatto emergere importanti elementi sia sul piano delle relazioni interpersonali che su quello del raggiungimento degli obiettivi formativi. In quasi tutti gli interventi, infatti, viene messo in risalto l'aspetto relazionale e come questo abbia influito sul raggiungimento dell'obbiettivo finale, e come venga sottolineata l'importanza di aver creato un ambiente di apprendimento stimolante e disteso, presupposto indispensabile per sviluppare la fiducia nelle proprie possibilità. In definitiva la sperimentazione dovrà affermare che le potenzialità degli strumenti adottati per questo progetto sono subordinati all'azione didattica e all'attuazione di strategie e metodologie tali da poter generare riflessioni di valore. Come sempre gli strumenti non rappresentano in sé un valore assoluto, ma possono, se utilizzati nelle condizioni ottimali, consentire il raggiungimento di alti livelli qualitativi. Anche su questo versante, attraverso precisi riferimenti didattici molte difficoltà sono state superate e la strategia usata si è mostrata un valido supporto all'intero progetto, permettendo una migliore interiorizzazione dei gruppi nelle aree di ulteriore intervento e di pratica.
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Primo GRUPPO:
Carolina Mirò,
Daria Piscioneri,
Erika Trecco,
Elisa Rezzoagli,
Alessandra Ferraro,
Veronica Cocumazzo,
Martina Losch.
Le componenti del primo gruppo che hanno partecipato alla realizzazione della presentazione mostrata in classe la settima settimana sono Carolina Mirò, Daria Piscioneri, Erika Trecco, Elisa Rezzoagli, Alessandra Ferraro, Veronica Cocumazzo e Martina Loschi. L'obiettivo del gruppo era quello di creare una presentazione Power Point che spiegasse come si è svolta e su che tematiche si è basata la prima parte del corso di Storia della pedagogia e dell'educazione. Abbiamo iniziato ad organizzarci scambiandoci indirizzi e-mail, numeri di telefono e contatti vari per dare vita ad una collaborazione "out" ovvero al di là dell'incontro in classe dal momento che le componenti del gruppo abitano distanti tra loro e non sempre è possibile incontrarsi fisicamente.
I supporti tecnologici che esistono oggi ci hanno quindi permesso di collaborare a distanza e di scambiarci idee e consigli. Non abbiamo però dimenticato l'importanza del contatto diretto e del confronto frontale, fondamentali nella realizzazione di un progetto di gruppo. In alcune occasioni ci siamo dunque incontrate e confrontate per dare vita al lavoro e per perseguire il fine che ci siamo poste. Per creare la presentazione abbiamo inizialmente cercato di reperire più materiale utile possibile: abbiamo preso in esame alcuni testi, libri, video, immagini (il tutto consultato durante le lezioni) e abbiamo analizzato una parte delle pagine del forum didattico al quale tutti i frequentanti del corso hanno partecipato con ricerche e scavi su vari argomenti pedagogici ed educativi che emergono in classe ma anche sul forum stesso.
Successivamente ci siamo suddivise il materiale: ognuna si è occupata della parte che più le piaceva e riteneva interessante e ci siamo date il compito di creare un filo logico sull'argomento scelto. Unendo poi i vari lavori singoli siamo riuscite a creare una sorta di report che teneva in considerazione tutte le tematiche che ci eravamo poste di approfondire. La parte finale della collaborazione è stata poi la più difficile: trasformare il nostro scavo pedagogico in slide che risultassero sufficientemente chiare, leggibili e comprensibili agli occhi del pubblico a cui sarebbero state presentate. In vista di questo abbiamo pensato fosse fondamentale inserire delle immagini (inerenti ai temi di cui ci siamo occupate) perché catturano in maniera immediata l'attenzione e perché, grazie al loro essere estremamente evocative, facilitano in chi le guarda la creazione di una mappa mentale sull'argomento trattato nella slide.
Inizialmente, al momento dell'organizzazione del lavoro, sono sorte alcune incomprensioni tra le componenti del gruppo dal momento che ognuna aveva idee differenti e a causa del contatto e distanza che non è immediatamente riuscito.
Queste problematiche sono sorte perché era la prima volta che, nel contesto universitario, ci veniva assegnato il compito di collaborare attivamente ad un lavoro comune e questa inesperienza si è posta come un limite per un inizio da "vero gruppo".
Una volta superato questo piccolo ed iniziale conflitto il gruppo ha unito forze e menti e si è impegnato alla ricerca delle fonti e alla realizzazione del progetto riuscendo a raggiungere pienamente l'obiettivo che si era prefissato con molta soddisfazione.
La presentazione Power Point è stata poi presentata alla classe. Le componenti del gruppo hanno fatto una sorta di passaparola durante il quale ognuna mostrava e spiegava la sua parte di lavoro. Abbiamo così dato vita ad una lezione vera e propria cercando di coinvolgere il più possibile i nostri compagni sperando che gli risultasse utile per il loro percorso didattico. È stato successivamente molto interessante sentire le loro impressioni dal momento che, da spettatori, hanno saputo effettuare qualche critica costruttiva che può essere sempre utile per la realizzazione di un altro progetto futuro.
Ma non solo critiche
.anche molti complimenti che hanno reso il gruppo orgoglioso del lavoro svolto con impegno e passione.

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SECONDO GRUPPO:
ELISA BOCCALARIO
CRISTINA GRASSELLI
MONICA CALZOLA
ALESSANDRA BRESCIANO
CATERINA BAZZURRO
PAOLO PELUFFO
TIZIANA INDINI
ALESSIA DI PIAZZA
ERICA SCLAVO
SARA SPEZIALI
SILVIA SOBRERO
Il secondo gruppo è stato chiamato all'elaborazione libera di una lezione visuale del corso, finalizzata alla produzione e all'esposizione alla classe di un file powerpoint.
PROGETTAZIONE
Individuata la comunicazione come punto nodale di tutti i filmati il gruppo ha costruito il proprio lavoro tenendo conto di diversi fattori:
a) Continuità con il gruppo precedente - il gruppo 1 aveva esposto la prima metà delle lezioni del corso usando la metafora del viaggio come filo rosso dei vari interventi, questo filo si è ripreso nella copertina - schema della presentazione come una linea di metropolitana.
b) Comunicatività - questo problema ampio comprende il mantenimento dell'attenzione, ricercato tramite strategie teatrali, metacomunicative, interattive e situazionali; la chiarezza espositiva, ottenuta tramite concise, non tecniche, veloci e "figurative" slide - anche in funzione della "messa in rete" conclusiva della presentazione; la continuità interna, la costruzione cioè di un progetto generale che legasse i vari interventi e permettesse sia alle slide che ai vari oratori di fluire con continuità di senso e di tempi; il focus pedagogico, l'attenzione cioè alla dimensione pedagogica degli argomenti trattati, approfondendo quindi i risvolti pratici e sociali piuttosto che la teoria.
INTERAZIONI
Anche una volta definiti i criteri generali e la scaletta si è manifestata la necessità di prevedere alcuni dei possibili problemi al fine di poterli risolvere o aggirare, a tal fine le seguenti strategie:
a) Progettazione generale, tempistica individuale, sintesi generale - ogni membro del gruppo ha ricevuto un compito preciso e definito sia nei punti interni che nell'organicità del progetto, ciò ha permesso ai lavoratori e in generale a chiunque non potesse fermarsi più di un certo tempo di preparare e presentare la propria sezione di lavoro ai tecnici del gruppo, incaricati della sintesi finale.
b) Sostegno ai membri inesperti - si sono manifestate inevitabili differenze di competenze e strumentazioni tecniche tra i vari componenti del gruppo, si è quindi tenuto conto di ciò e si sono accostati "tecnici di sostegno" ai meno alfabetizzati (tecnologicamente) per parificare le differenze nonché produrre un lavoro tecnicamente funzionale e omogeneo.
c) Prova generale - il giorno precedente l'esposizione alla classe tutti i membri disponibili si sono incontrati per riassumere e concludere la progettazione con una simulazione finale; da qui sono emersi ulteriori problemi solo parzialmente previsti: l'insufficienza dei tempi, chiudere 11 membri in un'ora scarsa (con il gioco interattivo!) pareva davvero un compito impossibile - si è quindi deciso di avvertire via internet l'intera classe al rispetto dei tempi della lezione e si sono individuate scorciatoie di emergenza in caso di tempi troppo stretti; e la gestione del powerpoint, il passaggio di diapositive e la necessità di evitare un via-vai distraente dalla tastiera - si è quindi designato un "tecnico fisso del powerpoint" con istruzioni dettagliate per i passaggi di diapositive di ciascun membro, si è inoltre accostato un secondo computer (e quindi un secondo "tecnico fisso del powerpoint") a quello "proiettato" al fine di far controllare al tecnico in diretta i passaggi successivi.
ESPOSIZIONE
Il giorno dell'esposizione la preparazione attenta e la previsione degli imprevisti ha permesso all'intero progetto di funzionare correttamente nonostante gli inevitabili problemi:
a) Il proiettore non funzionante - sopperito dall'abilità del primo oratore di fare a meno della presentazione e andare avanti a voce come previsto fino alla soluzione.
b) I tempi stretti - superati nella sintesi estrema e nell'applicazione di quelle scorciatoie di emergenza sopra dette (con una inevitabile, prevista ma comunque negativa perdita di profondità della lezione).
Questi non gli unici scogli ma i maggiori e quelli dalla soluzione più complessa e "sacrificante", in aggiunta si può considerare la difficoltà nella diffusione di file audio e le comprensibili ma molto contenute cadute di tono e blocchi emotivi.
In generale tuttavia tutto è andato al meglio, a dimostrazione di ciò il fatto che un lavoro complesso, stratificato, lungo e tecnicamente e logisticamente stringente sia parso agli spettatori naturale e semplice.
CONCLUSIONI
Il secondo gruppo ha prodotto un'elaborazione libera di una lezione visuale del corso, presentata infine alla classe con l'ausilio di un file powerpoint.
Si è proposta una ri-lettura del nostro Corso di Storia della Pedagogia e dell'Educazione e dunque "Dal metodo tradizionale al 360°" con riferimento al film "L'attimo fuggente" che ci è sembrato significativo e "spiazzante" per la nostra presentazione.
Lo "scavo" sulla comunicazione ha permesso un approfondimento su una tematica che risulta essere di fondamentale importanza all'interno del Corso di Laurea e dunque è stata occasione di stimolo e crescita personale anche grazie al confronto tra i membri del gruppo.
gruppo2_A[1] presentazione P.P
gruppo2_B[2] presentazione P.P
gruppo2_C[3] presentazione P.P

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TERZO GRUPPO - Componenti del gruppo:
Anselmi Francesca Maria,
Bagno Ilaria,
Borello Davide,
Dapelo Francesca,
Gambero Eleonora,
Hysa Alkida,
Ottonello Elena,
Pozzi Elisabetta,
Gigliotti Ilaria.
La presentazione del nostro gruppo si è proposta come continuazione del lavoro svolto dal primo gruppo, come sorta di continuum degli argomenti del nostro corso. In particolare sono stati approfonditi i seguenti argomenti: dalla teoria alla pratica collegato al nesso tra pedagogista e tecnologo, la creatività, le metafore poetiche, la memoria, la dipendenza affettiva, la globalizzazione, l' intercultura, la comunicazione, l' importanza del libro in un mondo di immagini, cuore e controcuore.
Per quanto riguarda l' impostazione del lavoro, all' inizio ci siamo trovati un po' in difficoltà poiché avevamo alle spalle due esempi di presentazioni svolte con molta cura che abbiamo preso ad esempio. Abbiamo scelto di dividerci tra noi gli argomenti a seconda del livello di interesse di ognuno per approfondire ciascuno una parte dell' intero lavoro. Abbiamo stabilito di lavorare più possibile in presenza, invece di utilizzare il forum, piuttosto che altri strumenti tecnologici, nonostante questa scelta implicasse forse un maggiore impiego di tempo da parte di tutti. Non è stato infatti sempre facile accordarsi su orari e tempi vista anzitutto la numerosità dei componenti e il fatto di dedicare giornate intere al lavoro.
Abbiamo inserito nella presentazione alcune foto scattate durante i preparativi e alcuni video in conclusione per ricordare lo spirito di gruppo. Questo è stato uno dei vantaggi del lavoro di persona: abbiamo potuto conoscerci meglio, discutere, parlare e lavorare fisicamente insieme per uno stesso progetto. Questo fatto si è rivelato per noi fonte di soddisfazioni.
Ci sono venute alcune idee a nostro avviso molto originali ed interessanti:
-la poesia: alkida ha letto una sua poesia dopo la sua esposizione. È stata accompagnata dalla musica e dalla proiezione di un' immagine, per sottolineare l' importanza di musica ed immagini e lo scaturire di emozioni che questi fanno nascere.
-il cartellone finale: è stato realizzato un cartellone come conclusione della presentazione che aveva come fine lo spiazzamento e l' interazione della classe intera. Il cartellone ha sostituito una tipologia di lezione frontale cercando la partecipazione e il contributo di ogni ascoltatore. Nella parte superiore del foglio abbiamo riportato la formula del corso, nello spazio centrale abbiamo disegnato una clessidra che la classe ci ha aiutato a completare. Intorno alla clessidra abbiamo riportato alcune frasi significative riguardanti il tema del viaggio.
Per dare ancora più l' idea della nostra unione abbiamo voluto indossare il giorno dell' esposizione una maglia bianca. Ci è parsa un' idea significativa che avrebbe contribuito a far sentire membri di un gruppo, prima di tutto noi stessi, in vista della realizzazione di un progetto comune. Quando si fa un resoconto di un' attività è bene riportare anche i problemi riscontrati: quello principale è stato l' assemblamento, poiché ci siamo trovati con molti singoli lavori che richiedevano un filo conduttore. Mettere tutto insieme è stato il primo grande scoglio da superare. In generale il lavoro si è svolto bene, senza particolari problemi. La mattina dell' esposizione tuttavia si sono verificati problemi tecnici relativi al funzionamento del proiettore; non ci siamo fatti scoraggiare, abbiamo proceduto con la presentazione.

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PRIMA SETTIMANA
Ilaria Bagno
Ilaria Gigliotti
Carolina Mirò
Sobrero Silvia
Sarah Speziali
Mercoledi, 26 Novembre 2008
Il corso proposto di Storia della Pedagogia e dell'educazione ha come fine principale fornire un servizio utile e concreto nell'ambito della "formazione" , "informazione", e nell'ambito del "web" e della sua navigabilità.
Il corso è "costruito da incontri dove la figura del Docente-Facilitatore vuole affrontare le difficoltà degli studenti, nel comprendere e rispettare le regole presenti nel contesto scolastico e propone numero di strumenti e strategie utilizzabili all'interno delle loro attività quotidiane.
La scuola è il principale spazio dove all'interno i discenti , si mettono alla prova nella gestione delle relazioni, incontrano le regole , i limiti, le "prassi consolidate" per interagire con gli altri.
Esiste un interscambio tra Docente e Discente:il sapere, inteso come processo attivo svolto in collaborazione con gli altri, ha bisogno di un contesto è possibile padroneggiare una determinata area della conoscenza soltanto se si è inseriti in un gruppo sociale che detiene e si sviluppa quella conoscenza.
Ogni ambito sociale, richiede la capacità di comprendere le norme e prassi, e bisogna sottolineare che la T.A.S.C.A. (territorio, ambiente, società, contesto, ambito: è un ambiente in cui si incoraggiano le esplorazioni e le scoperte...avvengono scambi di informazioni e conoscenze dove tutti imparano da tutti. in questa visione a 360 gradi i più esperti aiutano i meno esperti in un arricchimento reciproco dando vita a una vera e propria intelligenza collettiva) e il suo tessuto sociale si trasforma senza interpellare i loro abitanti "urbani". L'ambiente di apprendimento è quel particolare contesto fisico, culturale, virtuale, nel quale ciascun partecipante si muove attraverso strade differenti e a velocità diverse, in un clima di condivisione e scambio reciproco. Un ambiente nel quale la diversità è un fattore di arricchimento, se opportunamente gestita.
Il docente ha il compito di sostenere le attività del discente con una puntuale e continua dimostrazione ed esemplificazione di come si svolgono certi particolari compiti, dimostrazione che viene progressivamente affievolita man mano che il discente conquista una propria e specifica competenza.
La metodologia prevede che i discenti vengano incoraggiati a procedere nelle attività di apprendimento sempre più autonomamente, confrontandosi con i proprio pari e sapendo di avere sempre il docente o il tutor come punto di riferimento per qualsiasi aiuto. Questo realizza l'apprendimento per scoperta guidata, rendendo il docente un vero e proprio facilitatore/mediatore di apprendimento.
Il metodo IN & OUT "Esigenza di migliorare l'efficacia del processo di insegnamento ed apprendimento."
Ma per fare ciò è necessario essere supportati dalle tecnologie , che se usate in modo adeguato, fungono da sostegno al docente-mediatore.
Vediamo cosi ì nascere la figura del pedagogista - tecnologo, che pone l'accento sull'importanza dell'educare in modo attivo,
eliminando l'apprendimento passivo di un tempo, grazie anche all'ausilio delle tecnologie, che lascia spaziare ancora di più le sorprendenti vedute guidate da una via autenticamente nuova.
L'obiettivo dell'introduzione delle tecnologie sarà:
1. sapiente (che sa le cose)
2. agente (che sa fare le cose)
3. consapevole ( che conosce il senso delle cose che fa)
Il mix tra questi fattori nasce non solo dall'immersione, ma anche dalla riflessione sulle esperienze fatte.
La crescita di una persona include l'essere sapienti e l'essere agenti ; ciò comporta la fondamentale messa in pratica della teoria , si agisce in base alla propria esperienza prodotta dal sapere che ogni persona possiede. Il tempo della formazione studia la sua trasformazione, che si effettua durante il percorso di vita, ci si forma trasformandoci, perché crescendo si cambia, si è fisicamente sia nel modo di essere in base alle esperienze vissute.
L'apprendimento è il processo di acquisizione di conoscenza , di una competenza o di una particolare capacità attraverso lo studio, l'esperienza o l'insegnamento.
Si basa su tre momenti:
1. fase di acquisizione
2. fase di elaborazione
3. fase di verifica
Un'altra possibile strategia è l'apprendimento collaborativo che non è soltanto una tecnica d'aula ma una filosofia. In tutte le situazioni in cui le persone si trovano in gruppo, esiste (e può essere suggerito) il modo più opportuno di interagire con gli altri per quanto riguarda in particolare le abilità ed i contributi o ruoli dei membri del gruppo. E' possibile trovare diverse definizioni dell'apprendimento collaborativo. Ma una caratteristica condivisa da tutti è che l'apprendimento avviene attraverso l'interazione in un contesto sociale, faccia a faccia ( ma anche rete a rete).
Nella scelta dei modelli didattici è necessario tenere presente i seguenti elementi: ruolo attivo del docente , ruolo attivo del discente, sostegni esterni ( tutor, compagni, libri, supporti,ec).
I principali modelli didattici sono:
a) lezione;
b) modellamento;
c) tutoring;
d) problem solving;
e) simulazione e role playing;
f) attuazione di progetti;
g) discussione.
Un'occhiata alla storia della pedagogia ci permette di capire meglio la pedagogia oggi.
Fin dalla prima comparsa dell'uomo sulla terra, si sono messe in atto le strategie educative, per poter in primo luogo, garantire la sopravivenza della specie, poi con il tempo l'idea di educazione cambierà, come per esempio nell'antica Grecia, dove tra l'altro nasce la paideia. Quest'ultima nasce precisamente ad Atene, stato democratico con la forte convinzione che chi governa deve essere una persona colta, perché solo in quel modo governerà in modo giusto.
Il primo manuale di pedagogia ha luogo nell'epoca medievale, con Raimondo Lullo (1235-1315) la caratterista di questo manuale è il fatto di essere scritto in lingua romanza. La sua pedagogia è tesa a provvedere i mezzi per conseguire la salvezza spirituale e, insieme la cristallizzazione dei fedeli. Formulò anche i principi di un insegnamento intuitivo e analogico, raccomandò che la lingua nativa si insegnasse prima della lingua latina. Komensky, Jan Amos, conosciuto come Conio (1592-1670) educatore boemio rivestì un ruolo importante nella pedagogia moderna. La sua pedagogia si basa su due punti fondamentali:
a) il metodo universale per l'insegnamento
b) istruzione per tutti per tutta la vita.
Pedagogia moderna, società a fanciullo:
Rousseau tratta di un'educazione allo stato di natura, fuori dalla società.
Kant: la fiducia nell'essere umano porta il pensatore a vederlo come artefice di un miglioramento della sfera sociale. Educare il fanciullo evitandogli completamente ogni rapporto con la realtà lo porterà ad una formazione tale da riuscire a cambiare in meglio la società che lo ospita. Cioè, se non conosce il male, non farà del male. Durkheim, in contrapposizione a quest'ultima affermazione sostiene che ogni società ha delle regole che, se non conosciute, vengono innocentemente ignorate, causando situazioni "illecite" che possono ritorcersi contro l'autore.
La Pedagogia in Italia: tra gli anni 50 e 60 ebbe notevole influsso la scuola di Barbina di Don Lorenzo Milani, una scuola a tempo pieno, rivolta alle classi popolari, orientata alla presa di coscienza civile e sociale. Due citazioni di Milani è opportuno ricordare la prima: in risposta alla domanda: come fa ad avere la scuola piena? Lui risponde che "la domanda è sbagliata, che non deve chiedersi "come bisogna fare" per fare scuola , ma "come bisogna essere". E la seconda: Un giorno un ragazzo di solida famiglia cattolica gli disse: "ma lei insegna anche a lui che è comunista e dichiarato nemico della Chiesa? Io gli insegno il bene - rispose - gli insegno ad essere un uomo migliore, e se poi continua a rimanere comunista, sarà un comunista migliore.
A proposito di eventi spiazzanti, anche questo corso, di storia della pedagogia e dell' educazione, che è appena iniziato, ci lascerà a bocca aperta sia per l' innovazione di una partecipazione attiva alle lezioni che per i diversi stimoli di riflessione proposti dai professori.
Tutto questo lo abbiamo sperimentato nelle prime lezioni. Alla base del nostro cammino c' è la consapevolezza e la convinzione che la pedagogia è ovunque, soprattutto come sia presente nella vita di ogni persona indipendentemente dalla strade e dalle scelte che decide di intraprendere. Possiamo fare queste affermazioni grazie all' esperienza proposta dal professore che dopo la lettura di poche righe di un libro ci ha chiesto di indovinare il personaggio che si stava raccontando. Dopo diversi tentativi nessuno era riuscito ad indovinare il personaggio misterioso poiché il profilo che ci è stato letto era talmente impensabile che nessuno di noi ha pensato che potesse essere "l' autobiografia del re del porno".
Non possiamo sapere cosa la vita ci preserva nel nostro futuro. Negli anni 80 nasceva il dibattito e l' interrogativo sul quale poteva essere la sorte della letteratura nell' era tecnologica postindustriale, ormai iniziata. E' proprio l' intento di Calvino nel suo libro "lezioni americane:sei proposte per il nuovo millennio" voler mostrare le qualità letterarie più importanti proiettate nel nuovo millennio. Questo è un libro basato su una serie di lezioni scritte dall' autore stesso nel 1985 per un ciclo di sei lezioni all' università di Harvard, che però Calvino non le ha mai tenute a causa della sua morte. Quando morì, l' autore aveva finito tutte le lezioni tranne l' ultima. Il libro venne pubblicato postumo
nel 1988.
Per la prima volta, Calvino, sostiene che la pedagogia ha bisogno di nuovi supporti cioè delle tecnologie, perché essa deve stare a passo con i tempi per muoversi efficacemente verso il futuro, guardando sì il passato ma non rimanendoci chiusi dentro. Le lezioni americane offrono appunti utili per orientarsi nelle trasformazioni che apparivano davanti agli occhi dell' autore. Questo aspetto di muoversi verso il futuro ma tenere sempre presente il passato è ben sottolineato nel libro "la sconfitta di Platone" di Allègre. A mio avviso il titolo può essere facilmente frainteso perché non si vuole intendere l' inutilità di questo scrittore, anzi si vuole evidenziare la grande utilità dei suoi pensieri, delle sue teorie che ci hanno permesso di raggiungere il nostro presente.
Secondo me al titolo si dovrebbe aggiungere una piccola parola: OGGI, così in questo modo si capirebbe la necessità di guardare i nuovi Platone di oggi e non rimanere ancorati nell' antica Grecia ma partire dalla nostra società per andare di pari passo con il tempo e la tecnologia che è sempre più presente nella nostra vita e per questo motivo la pedagogia non la può ignorare.
Il nuovo fa paura...
Nella società italiana odierna, l'avvento di innovazioni sul piano didattico, come su altri aspetti della vita quotidiana, è fortemente arginato. Uno dei principali responsabili di questa realtà è l'atteggiamento del giornalismo nei confronti dell'innovazione culturale. Interviste di persone che hanno viaggiato nel mondo e che con un bagaglio di testimonianze sono tornati nel Bel Paese, pieni di entusiasmo e spirito di iniziativa, vengono soffocate e accantonate.
Materiale che potrebbe essere spunto di innumerevoli iniziative e progetti, o semplicemente spunto di riflessione, si trova nelle mani di un'opinione pubblica caratterizzata da scetticismo e disinteresse, ricettivo solo alla consuetudine.
I giornali e i mass media scelgono di privilegiare il conosciuto e il consolidato al punto da portarlo allo sfinimento. Questo tipo di comunicazione porta alla perdita della "linfa vitale dello sviluppo culturale": la società italiana non è più ricettiva.
L'Italia è assoggettata a una generale condizione di chiusura mentale contraddistinta da sfiducia, sia da parte di coloro che hanno conosciuto il "diverso" e che credevano in una maggiore capacità di assimilazione da parte dei loro connazionali; sia dei tanti che guardano al diverso con sospetto e preferiscono convincersi che le cose possano continuare così, lamentandosi mestamente, ma mai aprendosi veramente a una nuova possibilità.
Ma i libri non spariranno!
Alessandro Antonietti, direttore del dipartimento di Psicologia all'Università Cattolica di Milano, studia i processi cognitivi che legano l'uomo alla macchina. Egli sostiene che oggigiorno l'utilizzo di tecnologie multimediali sia in continuo aumento, non solo da parte dei giovani, ma anche da parte di utenti adulti.
Attribuisce la causa di ciò al fatto che attraverso il computer l'uomo si senta coinvolto e partecipe alla situazione che gli viene proposta. Diversamente dal rapporto che si instaura con un programma televisivo oppure con un racconto scritto, il destinatario di un programma multimediale instaura con esso un rapporto di interattività, ciò gli trasmette un senso di potere sulla realtà e lo fa sentire protagonista.
Mentre la lettura di un libro è un azione personale, solitaria ed intima, che favorisce il pensiero analitico e la proiezione fantastica; l'approccio a un videogioco, per esempio, non presenta queste caratteristiche, ma può risultare un'opportunità di conoscenza e di scambio tra utenti.
E' appurato che i libri e le tecnologie vanno a sollecitare aree diverse della mente umana. Di conseguenza, per quanto riguarda il discorso pedagogico, l'integrazione dei supporti multimediali al libro di testo nella scuola, sarà una soluzione più stimolate ed efficace, rispetto all'utilizzo di uno solo di questi strumenti didattici. Le tecnologie dell'istruzione hanno stravolto il modo di concepire l'apprendimento e l'insegnamento, esse offrono una quantità infinita di materiale didattico, pongono nuovi orizzonti conoscitivi e presentano nuove insidie all'interno del processo educativo. Data l'immensità della raccolta di informazioni accessibili grazie alle tecnologie, è di essenziale importanza porre molta attenzione nella scelta dei canali da cui esse provengono. Altro aspetto di fondamentale importanza è la conoscenza e la comprensione dei rischi connessi a questo innovativo strumento di studio e impegnarsi a prevenirli.
Il nuovo nella nostra società è rappresentato dalla tecnologia,utile tanto quanto la pedagogia per la crescita di una persona che include l'essere sapienti e l'essere agenti, quindi questo comporta la fondamentale messa in pratica della teoria e per far questo ogni persona agisce in base alla propria esperienza che si crea nel percorso di vita dove gli individui si formano, cambiano e crescono sia fisicamente che mentalmente.
Un fattore importante per l'acquisizione di un sapere è il contesto; per apprendere a fono una conoscenza è necessario far parte di una comunità pratica, cioè un gruppo sociale che detiene e sviluppa quella conoscenza.
Quindi l'obiettivo dell'introduzione delle tecnologie sarà:
1) sapiente = che sa le cose
2) agente = che sa fare le cose
3) consapevole = che conosce il senso delle cose che fa
Il web è lo strumento tecnologico più utilizzato al giorno d'oggi, in particolare Internet!
Il web non è una cosa reale, non si può toccare, ma sappiamo che c'è! Se improvvisamente non esistesse più
non esisterebbe più il futuro!
Però una delle barriere più comuni è rappresentata dalla difficoltà di orientarsi in un sito.
Possiamo distinguere siti:
1) accessibili
2) usabili
Degli accessibili fanno parte i siti strutturati tutti nello stesso modo, così da poter essere usati da tutti, anche da quelle persone che presentano un decifit cognitivo. I siti usabili invece sono quelli "pronti all'uso" semplici e immediati.
Per far capire meglio il tipo di studio riguardo la difficoltà di orientamento nei siti possiamo utilizzare un paragone: Quando una persona, per esempio a causa dell'età ha bisogno di utilizzare una protesi acustica, non basta avere la protesi, ma è necessaria un'educazione all'ascolto. Se non ci sono i filtri adatti, i suoni non saranno selezionati in modo da portare in primo piano solo la voce che vogliamo ascoltare, ma i rumori arriveranno tutti nello stesso momento e il soggetto verrà disorientato. Per questo è necessaria un'educazione all'ascolto. La stessa cosa avviene con le nuove tecnologie.
Durante il nostro corso l'uso delle tecnologie ci permetterà di effettuare il passaggio dalla lezione Frontale alla lezione Interattiva. Questo evidenzia la profonda trasformazione tecnomediale che stiamo vivendo e come le tecnologie contaminino anche la cultura.
Servirsi di strumenti interattivi ci porterà quindi a diverse finalità:
a) favorire la conoscenza;
b) sviluppare autostima;
c) costruire un ambiente di relazione amichevole;
d) costruire la fiducia;
e) costruire mappe concettual;i
f) scambio di relazioni interne ed esterne;
g) dialogo tra chi ricerca e chi applica.
Oltre queste finalità, l'utilizzo di strumenti interattivi permette di orientarsi tra le varie discipline,sviluppando un sapere interdisciplinare. Accanto a questo si attua una competenza trasversale:il consolidamento delle proprie conoscenze attraverso l'utilizzo della rete informatica e del lavoro cooperativo. In questo modo si arricchisce il proprio bagaglio formativo non fossilizzandosi su un determinato aspetto della conoscenza,ma scoprendone attivamente altri. Questa nuova modalità di apprendimento possiede anche un valore sociale:permette l'integrazione di tutti i componenti del gruppo e risponde all'esigenza,molto attuale,di migliorare l'efficacia del processo insegnamento-apprendimento. L'introduzione delle nuove tecnologie nel sistema educativo richiede al docente di sviluppare una competenza all'approccio cooperativo come "animazione di intelligenza collettiva". Oggi si parla di moderatore o facilitatore: Il docente deve saper insegnare a ragionare.
Questo corso si basa su vari fattori:
a) nuove dinamiche sociali e di conseguenza nuovi obiettivi di insegnamento-apprendimento
b) ambiente di apprendimento
c) cooperazione fuori e dentro la rete informatica
d) ruolo delle TIC(tecnologia dell'informazione e della comunicazione)ossia i sistemi informativi computerizzati
e) seminari/laboratori
f) apprendistato cognitivo:intensa attività di riflessione e concettualizzazione di quanto si impara e si fa.
La persona attraverso la pedagogiasi informa, comunica,si coinvolge attraverso la rete, agisce attraverso la cittadinanza e riflette un percorso circolare all'altra persona.

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SECONDA SETTIMANA
Mercoledi, 26 Novembre 2008
Veronica Cocumazzo
Daria Piscioneri
Martina Loschi
Erika Trecco
Caterina Bazzurro
Il lavoro si concentra sull'analisi del mensile "Ergo Sum" inerente alla pubblicità all'interno del giornale ma non solo. Il mio gruppo ed io abbiamo deciso di analizzare e scavare tra le pagine del giornale culturale "Ergo Sum" perché è un giornale che nasce nell'aprile 2005 dall'idea di un gruppo di studenti genovesi della facoltà di lettere e filosofia di Genova e va a toccare con mano molte situazioni e problemi comuni tra gli adolescenti e non solo. In particolar modo ci siamo soffermate sull'omologazione che la pubblicità, scritta o visiva, professa. Tutti noi in parte siamo consapevoli dell'influenza che i media esercitano sulle nostre menti e in parte riteniamo che sono gli altri a subirla. La pubblicità, in particolare, ha pochi secondi per attirare la nostra attenzione e offrire prodotti, servizi e messaggi di sensibilizzazione sociale.
Il suo scopo è quello di attirare lo sguardo e appropriarsi dell'interesse dello spettatore o lettore che sia. Riprendendo la definizione di alcuni sociologi/economisti è l'arte di convincere il consumatore. Il tema o la merce si trasforma in una particolare argomentazione e il modo di esprimerla deve essere coerente, comprensibile e attraente per un certo gruppo di consumatori definito target. Infatti, il linguaggio è uno strumento di fondamentale importanza nella realizzazione del messaggio pubblicitario. Ogni pubblicità mette in evidenza i motivi che dovrebbero spingere il consumatore a scegliere il suo prodotto utilizzando diversi tipi di strategia. Le pubblicità sul giornale "Ergo Sum" e i due manifesti che pubblicizzano la nuova gamma di tecnologie Verbatim utilizzano una strategia del messaggio a richiamo emozionale. Questo tipo di messaggio punta a stimolare un aspetto psicologico nascosto nella decisione di acquisto del consumatore. Si può ricorrere all'umorismo (nel nostro caso), alla paura, alla sensualità. In ogni pubblicità ci deve essere:
a) Lo Slogan dell'annuncio: poche parole ma incisive;
b) Un Visual: un'immagine;
c) Un Bodycopy: cioè un testo breve di spiegazione del messaggio;
d) Un Packshot: foto del prodotto;
e) Una Baseline: frase conclusiva che riprende il nome dell'azienda o della società reclamizzata.
La psicologia, come la pedagogia, è collegata alla pubblicità. Team di psicologi in ogni compagnia pubblicitaria studiano il modo per far raggiungere il loro messaggio più velocemente e per farlo ricordare grazie ad uno slogan. Questi, però, non si preoccupano dell'impatto formativo, o meglio de-formativo, che il loro messaggio ha sui teenager e sui bambini. L'adolescente di oggi trova la sua affermazione nella moda, si interessa verso le nuove tecnologie, è al passo con i tempi e sa scegliere cosa vuole. La pubblicità agisce modificando le strutture e i livelli di conoscenza, gli orientamenti valutativi, le relazioni e i comportamenti. Nel giornale ci sono degli articoli che parlano dell'autolesionismo e dei disturbi alimentari diffusi tra i giovani che vivono la T.A.S.C.A. in modo conflittuale perché non riescono a soddisfare le richieste e le aspettative che una società in continua evoluzione richiede.
E' importante infatti che i mass media non propongano modelli, messaggi e pubblicità che possano contribuire alla diffusione di anoressia e bulimia perché i disturbi alimentari sono legati alla psicologia e al rapporto che i giovani hanno con la propria identità e, in questo contesto, contano molto i messaggi culturali e i modelli che vengono proposti. Negli articoli si cerca di mettere in "guardia" gli adulti del futuro a non rimanere intrappolati nella gabbia del conformismo distruggendo la propria esteriorità ed interiorità solo per essere accettati e sentirsi integrati in una T.A.S.C.A. che non ha nulla di formativo. Il problema è che la sopravvivenza dei quotidiani dipende in gran parte dalle inserzioni pubblicitarie che non vengono selezionate in modo critico ed è qui che dovrebbe entrare in gioco la figura del pedagogista. Il pedagogista dovrebbe far si che ogni pubblicità non inciti ad assumere comportamenti negativi e non confonda le giovani menti "derubandole" della loro creatività rendendoci tutti uguali.
Per avere un elevato profitto nessuno ha il diritto di approfittarsi dell'altro. In questo modo tutti i discorsi sull'educazione e sul rispetto delle individualità, sullo sviluppo di una coscienza che vada oltre i generi e che valorizzi l'identità di ognuno, sulla costruzione di una società moderna e cosciente diventano inutili. La pubblicità può essere un veicolo di proposte pedagogiche, un canale educativo per i bambini e non solo, ma bisogna saperla utilizzare come una risorsa che permette di diffondere valori oltre i confini spazio temporali.

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Erica Trecco
Francesca M.Anselmi
Ilaria Bagno
Ilaria Gigliotti
Martina Loschi
Sarah Speziali
Tiziana Indini
Veronica Cocumazzo
TERZA SETTIMANA
Noi ragazze della prima fila pensiamo che si chiami sopravvivere. La vita è un'arte tormentata, è un fotomontaggio che ci costringe a indossare maschere per nascondere chi siamo realmente e il nostro "egoismo", e ci spinge a combattere per poter "far finta di vivere". Quando si parla d'ingiustizia, finiamo sempre per elencare importanti temi come l'antisemitismo, il razzismo, le guerre ma non inseriamo mai nella "lista" ciò che si trova DIETRO L'ANGOLO.
Lì ci troviamo di fronte ad una miriade di problematiche che potremmo provare a toccare ma non appena ci troviamo vicino a uomo avvolto in una coperta che dorme su un marciapiede ecco che l'indifferenza ci possiede. IL filmato intitolato "Bassifondi" era molto emozionante...le musiche, le immagini, le parole, ma anche l'intonazione di voce lasciavano trasparire il disagio e ne creavano all'interno degli spettatori. Ci narra delle persone che convivono con il loro disagio e vivono la propria TASCA come fardello e non come risorsa...forse non per scelta, forse per incapacità di organizzarla meglio, forse per il turbinio degli eventi...non sta a noi giudicare, ma piuttosto il nostro compito è aiutarle a trovare ago e filo per poter ricucire insieme questa tasca e quest'anima dilaniata.
Storie di prostitute e di "barboni", vite consumate nel malessere pieno di violenza, miseria e di sofferenza. Uomini ai quali è stata estirpata l'anima << SOLO FANGO, L'ANIMA E' INGOIATA>> e i quali si sentono violati di qualcosa di personale, propria di ogni uomo, la dignità.
Cosa c'è di peggio di una vita non vissuta?
Nulla tenenti possessori solo del proprio corpo, di una storia che non interessa a nessuno <<SOTTO I CARTONI DI NOTTE CI SONO TROPPE STORIE CHE NON RICHIEDONO UN PERCHE'>> e la loro presenza silenziosa vissuta nell'indifferenza della maggior parte della gente <<L'INDIFFERRENZA E' IL LUTTO DELLA MISERIA>>. Questa indifferenza è madre della solitudine che invade i cuori di chi è vivo fuori ma morto dentro. La solitudine annebbia l'anima e neanche la fede in Dio può far ritrovare la voglia di vivere. Senza tetto e prostitute si convincono che il loro Dio sia troppo impegnato per occuparsi della loro agonia. Droga e alcol diventano i loro "migliori amici" quando si considerano come uno specchio rotto a martellate.
Uno specchio rotto che rappresenta il fallimento della loro vita, ma sopratutto il fallimento di una società dove la democrazia e le istituzioni non sono sufficienti per superare il problema. Una società che pensa solo a stigmatizzare chi non è perfetto e "inquina" la sua l'immagine.Ma in realtà siamo noi stessi i protagonisti dei Bassifondi, noi che vediamo ma non agiamo, noi che siamo come loro illuminati dai neon della città. Nel filmato ci sono delle rose blu che racchiudono in loro un significato secondo noi molto profondo:
- il blu: rappresenta il sangue blu, quello che si dice abbiano i ricchi. Anche i protagonisti del cortometraggio hanno quel sangue, la loro ricchezza non è materiale ma interiore...loro però quella ricchezza non la trovano più, non si riconoscono più come suoi possessori e quindi appassiscono.
- le rose: quelle rose siamo noi persone indifferenti (di sangue blu perchè abbiamo la fortuna di condurre una vita normale, o meglio la fortuna di condurre una vita). I protagonisti della strada ci vedono secchi, vuoti, magri perché non siamo capaci di apprezzare la nostra esistenza e perchè scansiamo la possibilità di entrare in contatto con loro.
Tutti noi abbiamo il "dovere" di cercare di far ritornare le rondini nel cielo di queste persone sofferenti. Le rondini simbolo della primavera, simbolo di una vita che rinasce grazie ad un semplice gesto d'affetto. Bisogna aprire gli occhi verso una realtà così evidente ma allo stesso tempo tenuta nascosta. Accorgersi del vuoto che tormenta e spegne piano piano chi non ha più speranze verso un futuro che cambia velocemente dimenticandosi di loro. Per chi vuole partire per viaggio finale rivolgendo un ultimo sorriso verso il vuoto, verso un mondo al quale non li possono lasciare nulla, ma che gli ha privati di tutto. La vita succede e basta, il dolore succede e basta e non si può fermare, ma spetta a noi farli sembrare meno drastici unendoci nel nome dell'amore collettivo.

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ELISA BOCCALARIO
ELEONORA GAMBERO
ALESSIA DI PIAZZA
ELENA OTTONELLO
PAOLO PELUFFO
ELISA MALAFARINA
ERIKA SCLAVO
SILVIA SOBRERO
COSCIENTIZZAZIONE = prendere consapevolezza della realtà
La realtà che ci circonda fa riferimento ad una società tecnologicamente molto sviluppata e questo può avere sia effetti positivi sia effetti negativi.Gli aspetti positivi si possono individuare nel fatto che oggi le comunicazioni sono molto rapide, praticamente non ci sono limiti si può comunicare con chi si vuole in ogni luogo, le informazioni sono molto più diffuse e sono reperibili da un numero illimitato di fonti, inoltre oggi quasi tutti possiedono la televisione o il computer per cui sta scomparendo ormai la DISINFORMAZIONE legata alla mancanza degli strumenti, anche se rimane purtroppo "la disinformazione" legata ad un uso errato di queste fonti.
Un esempio di cattivo"/"errato" uso di questi mezzi ci viene dato ad esempio dalle trasmissioni che vengono trasmesse ogni giorno dalla televisione(di certo hanno veramente poco di educativo e che anzi spesso ti fanno "un vero e proprio lavaggio del cervello") o anche i telegiornali che dovrebbero essere una fonte abbastanza seria e sicura di trasmissione, spesso trattano le informazioni in modo superficiale mostrando anche poca sensibilità verso ciò di cui si sta parlando per esempio a volte capita che si stia parlando della notizia di qualche incidente sul lavoro e subito dopo si parli di argomenti di moda passando da una notizia all'altra con molta tranquillità e disinteresse.
E questo sarebbe il modo di prendere consapevolezza di quello che ci sta attorno? Tutto ciò non ci aiuta ad essere più consapevoli perché non riceviamo abbastanza stimoli, non siamo capaci a pensare in modo critico ma costruttivo allo stesso tempo.
Quindi visto in quest'ottica il mondo è un pò una grande gabbia all''interno della quale noi viviamo e spesso non ce ne accorgiamo neanche. Ma il fatto di non accorgersi di essere dentro una "gabbia" non ci permette neanche di poter uscire,questo perché non si è in grado di guardare oltre a se stessi rischiando così di diventare passivi, freddi, insensibili davanti a ciò che accade nel mondo. Ovviamente non tutti rimangono chiusi in se stessi e per fortuna alcuni riescono ad intraprendere un percorso proprio, uno scavo profondo interiore utilizzando anche dei "filtri"(cioè dei criteri che sono presenti in noi)che sono quelli che ci permettono di essere consapevoli, di distinguere in modo corretto, razionale, costruttivo, educativo,giusto ecc..tutto ciò ci ci viene trasmesso,che vediamo. Quindi è importante avere un ruolo attivo all'interno della società se non si vuole rischiare di "subire" gli eventi ma soprattutto se si vuole cercare di uscire dalla gabbia che è rappresentata dal mondo in cui viviamo e dai criteri con cui viviamo.
Questo percorso di scavo può essere paragonato un pò anche alla figura dello SCHIAVO nel "mito della caverna"in Platone: quello che in Platone è la ricerca della verità per noi è il percorso di coscientizzazione. In conclusione bisognerebbe imparare a prendere coscienza di tutti gli aspetti della vita quelli belli e quelli brutti e imparare ad affrontarli in maniera razionale e profonda e non lasciarsi trasportare dall'indifferenza, dall'ignoranza, dalla superficialità che già è presente. Bisogna provare a migliorare.
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QUARTA SETTIMANA
Mercoledi, 26 Novembre 2008
Cristina Grasselli
Caterina Bazzurro
Alessandra Bresciano
Lorena Catalano
Francesca Anselmi
Francesca Dapelo
Elisabetta Pozzi
Ilaria Paolucci
Alkida Hysa
La prostituzione è diventato un fenomeno di massa ed è esteso in tutto il mondo. Questo fenomeno è quello più grave della tratta dove corpi di esseri umani diventano un articolo da vendere per strada. Di solito sono donne provenienti da Paesi economicamente instabili, ingannate e costrette a essere umiliate, falsi amici e falsi fidanzati fanno loro intravedere un futuro di lavoro onesto come commessa o badante in Occidente ma una volta arrivate nel paese di destinazione queste ragazze scoprono che il loro destino è sulla strada e se non aderiscono a questo obbligo mettono in pericolo i loro parenti e loro stesse subiscono atroci violenze. Le ragazze provenienti dall'Africa sono spesso ricattate tramite i riti woo-doo e nella loro ignoranza credono che se non si sottomettono alla vita di strada vanno incontro alla morte sia loro stesse che i loro parenti. L'ignoranza e la miseria alimentano questo fenomeno, il racket non permette che una prostituta possa liberarsi da questa vita e solo in poche occasioni le varie comunità di recupero riescono a reinserirle nella società civile.
La stessa parola "prostituzione" deriva dal verbo latino prostitu?re (pro, "davanti", e statuere, "porre"), e indica la situazione della persona (spesso considerata come una schiava) che non "si" prostituisce, ma che come una merce viene "posta (in vendita) davanti" alla bottega del suo padrone. Questa origine richiama quindi la condizione storicamente più abituale della prostituta, la quale non esercita autonomamente la sua professione, ma vi è in qualche modo indotta e costretta con mezzi sia leciti che illeciti, da soggetti che ne sfruttano il lavoro traendone un proprio guadagno. Perciò una donna che deve svolgere questo lavoro, deve anche sopportare il fatto che non viene neanche considerata come persona, con suoi valori e idee, ma semplicemente come una merce, utile esclusivamente come fonte di guadagno.
Questa situazione vergognosa che spesso è connessa alla riduzione in schiavitù, all'uso e all'abuso dei minori, e che a volte sfocia anche in fenomeni di violenza come lo stupro.
La condizione delle ragazze minorenni è ancor più tragica: costrette a passare direttamente dall'infanzia a questo tipo di attività, con delle conseguenze pesanti per la loro identità, vengono private della loro adolescenza e di tutti quei divertimenti tipici di una ragazzina della loro età che ha la fortuna di vivere in condizioni migliori. Le prostitute sono anche molto spesso indesiderate, emarginate, donne che forse sono vittime di una tratta e che cercano di vivere o sopravvivere con il proprio corpo. E questo, in una Italia sempre più intollerante, è diventata una colpa. La lista dei divieti si allunga di giorno in giorno: vietato chiedere l'elemosina, lavare i vetri, rovistare nei cassonetti
Essere poveri sta diventando un crimine e in questa fascia di nuovi perseguitati i più deboli sono gli immigrati e le donne.
Ci sono troppe lucciole che sono schiave e si vendono sui marciapiedi perché minacciate da chi le ha fatte arrivare in Italia. Le retate anti-prostituzione servono solo a fare impazzire le lucciole che scappano da una città all'altra o da un quartiere all'altro in cerca di un clima più tollerante. Le ragazze chiederanno mai aiuto a chi l'ha tratte in malo modo? Si fideranno mai delle forze dell'ordine? Anche se è vittima della tratta non glielo dirà e se, insieme alle sue colleghe, sarà cacciata in un cono d'ombra ancora maggiore, ad esempio se sarà costretta a prostituirsi in un appartamento, non incontrerà neppure volontari in grado di spiegargli che può entrare in un percorso di protezione. I sindaci-sceriffo stanno cavalcando il tema della prostituzione ottenendo come unico effetto quello di criminalizzare chi avrebbe bisogno di protezione.
La domanda che ci poniamo pensando a questo fenomeno e pensando in particolare al filmato visto ("Bassifondi"), è sicuramente: cosa spinge queste donne a prostituirsi quando diventa scelta propria? e in particolare dove va a finire la loro dignità di donne? Certamente le motivazioni possono essere molteplici. E' spesso certo che quando ci finiscono dentro è come se si trovassero all'interno di una Gabbia dentro cui poi non riescono più a uscir fuori. Gabbia creata un po' da loro stesse e un po' dai loro sfruttatori che le costringono anche a farlo. "L'alto dei cieli mi appare come l'ultimo piano di un grattacielo".
Questa frase, ripresa dal filmato, dà proprio l'idea di una donna che è stata sfruttata, maltrattata, privata della libertà e che ripone tutte le sue speranze "nell'alto dei cieli" cioè nella morte, vista come la soluzione per liberarsi finalmente di questa Gabbia in cui era rimasta intrappolata. Il grattacielo sembra invece la metafora che usa questa donna per intendere la vita. Questa sua vita in salita e difficile dentro la quale è stata per anni intrappolata e che poi si ritrova alla fine (ultimo piano del grattacielo) e vede la morte come una vera liberazione. Cosa c'è di peggio di una vita non vissuta e privata della libertà?
Traspare un profondo malessere dai racconti ascoltati nel cortometraggio Bassifondi. Nelle loro voci traspare un senso di solitudine, sfiducia nei confronti nella vita, amarezza, quasi la sensazione di non poter più tornare indietro
Forse ognuna di loro in fondo al proprio cuore sogna, a modo proprio, un'improbabile evasione dalla miseria della vita. Spesso lo sfruttamento di queste donne da voce alla smania di potenza degli uomini, che "comprando" la donna si sentono potenti, quindi ciò che noi vediamo come un fenomeno lontano, in realtà dimostra un profondo malessere degli uomini, le leggi che seguono di giorno per conformarsi a ciò che la società giudica come comportamento morale, di notte spariscono
e viene fuori ciò che realmente sono. In qualche modo il corpo della donna da libero sfogo al peso della vita, alle frustrazioni di chi ne abusa; la voce di una donna che dice:"gli uomini ci cercano solo per sc
e poi ci lasciano morire e piangere". Ecco che si vede come la donna sia trattata come un oggetto, come se non avesse un'anima, come se non soffrisse, come se non attraversasse un viaggio insidioso dentro il proprio essere, come se non fosse anche lei alla ricerca della felicità, come se non fosse degna di vivere; ed è questa indifferenza che la fa sprofondare sempre di più nei Bassifondi, dei dimenticatoi, dell'emarginazione. Ciò che non ci piace vedere lo allontaniamo dagli occhi,come se non esistesse, come se non ci fosse un problema. Perché tutta questa tendenza ad emarginare?
Le brutte esperienze vissute a volte portano a conseguenze molto tragiche. Le reazioni di difesa sono molteplici: c'è chi riparte da zero cercando di non farsi sopraffare dai ricordi per riprendere la retta via e chi invece il passato non riesce a smettere di riviverlo in ogni minuto della sua esistenza. Incidono fortemente due elementi: le persone che si hanno vicino e le opportunità che la società offre ai soggetti vittime di duri vissuti. Questi, forse, sono più o meno i punti di partenza per capire cosa porta le persone a comportarsi in determinati modi. Se poi in specifico parliamo di prostituzione bè, non è detto che la percentuale delle donne che ne sono vittime (quelle obbligate a farlo altrimenti ne va della loro vita o quella dei loro cari) debba per forza essere maggiore di quella delle donne che scelgano questa strada da sé. Non è da escludere, però, che anche queste ultime non siano comunque "schiave". Perché probabilmente lo sono
e per di più di loro stesse. Le ripetute sconfitte, le amarezze e la mancata fiducia in un mondo che non sa come aiutarle accrescono le insoddisfazioni personali, la paura di non farcela, finché piano piano cominciano a saltare le funzioni raziocinanti. Tutto ciò che è sbagliato si rivela come la salvezza e il brutto e che c'è chi tra queste donne si auto-convince che per loro non c'è altro posto che sulla strada.
Un riferimento interessante lo possiamo ritrovare in un romanzo: "Ritratto a tinte forti" di Carla Corso e Sandra Landi. Questo libro racconta la vita di Carla Corso, diventata una prostituta a seguito di una molteplicità di problemi familiari, seguiti dalla sfortuna di trovare lavori che non solo non le piacevano ma a malapena lo stipendio riusciva a tenerla in vita. Questa giovane donna, dopo tanti ripetuti tentativi di migliorare la sua vita, sceglie la fuga e con la fuga la strada e con la strada la prostituzione. Spesso alcune donne si ritrovano a fare i conti con una molteplicità di problematiche, finendo per perdere di vista la "giusta" rotta e quando da una parte viene a mancare la forza necessaria per reagire e dall'altra ci si sente soffocati dal peso della solitudine, si precipita nella fossa di un mondo dove l'unica speranza è ormai quella di non venire ammazzata da qualche psicopatico a piede libero.
Quante volte ai TG sentiamo di prostitute stuprate, derubate, picchiate, rapinate, uccise...come se già non fossero violentate nell'animo. Giusto qualche sera fa una ragazza sudafricana non in possesso di documenti, presa dal panico per un eventuale controllo da parte della polizia si è gettata di corsa sulla tangenziale dove è stata investita... è morta sul colpo. Parole forti, ma all'ordine del giorno, che fanno riflettere. Le ragazze che esercitano l'attività della prostituzione, come già detto, sono per lo più, straniere; non hanno alcun radicamento con il territorio e giungono in Italia. Illegalmente, clandestinamente, senza documenti. Nemmeno immaginano quale sia il triste destino che le attende. Il supermarket del sesso a pagamento è il luogo dove con qualche decina di euro si possono avere rapporti con una diciottenne; offrendone cinquanta, si può chiedere e ottenere un rapporto sessuale.. per di più non protetto!
Una situazione davvero insostenibile.
Inoltre a lamentarsi non sono solo i cittadini, ma le prostitute stesse, che spesso finiscono in ospedale in gravi condizioni. A pestarle non sono solo i loro "protettori"-sfruttatori insoddisfatti per i guadagni, ma ci pensano persino i clienti a calpestare la loro dignità di donne. Riprendendo il discorso più attuale e riguardante Genova, un provvedimento del sindaco Vincenzi contro la prostituzione nei bassi del centro storico, vieterà baldacchini, alcove e camere da letto allestite nei magazzini al piano terra o nei seminterrati della città vecchia. Trenta giorni per avanzare osservazioni, poi scatteranno i controlli e, dopo ulteriori due mesi, la Polizia Municipale farà scattare denunce per i proprietari di bassi affittati come abitazioni o come locali dove viene svolta l'attività della prostituzione. Ci sarà tempo fino al 7 Novembre. Il Comune spera che questo meccanismo porti a eliminare la prostituzione nella fetta di Genova subito sotto a Palazzo Tursi.
Il provvedimento firmato dal suo responsabile Roberto Mangiardi recita: "Limiti all'autorizzazione di locali ubicati negli edifici ricadenti nella zona del Centro Storico e posti al piano strada (piano terra o seminterrato) al fine di restituire alla zona adeguate condizioni di vivibilità, sicurezza e praticabilità da parte della collettività; pertanto non si potrà allestire o mantenere locali al piano strada attrezzati come camere da letto, soggiorni, sale da pranzo, cucine e simili entro l'ambito delimitato dalle strade indicate del Centro Storico". Quindi tra tre mesi, finito il periodo delle valutazioni e dei controlli, chi verrà trovato in possesso di un basso con tanto di letto, lenzuola e cuscini, verrà denunciato all'autorità giudiziaria. Non si potrà dire di non sapere in quanto l'avviso sarà appeso in tutta la città a partire dai prossimi giorni. Il sindaco Vincenzi inquadra il provvedimento come un atto dovuto per far tornare una zona ben prestabilita al suo decoro, nel rispetto della cittadinanza che vive nel quartiere. Questa ordinanza afferma non è tanto contro la prostituzione, ma contro l'abbandono e il degrado di certe zone della città.
Boccadirosa non viene sfrattata. Boccadirosa non esiste più e le prostitute di oggi, "schiave del sesso", sono ben lontane dall'essere come la canzone che De Andrè cantava. A nostro modesto parere questo provvedimento non modificherà la situazione, la caratterizzazione di zone come la Maddalena e l'immagine di questi luoghi. Molte ragazze si sono già accasate ai piani superiori, altre lo faranno o otterranno ospitalità dalle colleghe. Il percorso andrebbe affrontato in modo diverso, magari tornando ad aprire le case chiuse, cercando di arginare il fenomeno, impedirlo a ragazze minorenni, usando zero tolleranza contro i clienti insieme all'aiuto di un maggior numero di telecamere sulle strade. Il fenomeno della prostituzione è fortemente in rialzo in Italia. I dati sono spaventosi: secondo un'indagine della commissione Affari sociali della Camera del 2003, le prostitute sarebbero in Italia dalle 50mila alle 70mila; Almeno 25mila sarebbero immigrate, 2mila minorenni e più di 2mila le donne e le ragazze ridotte in schiavitù e costrette a prostituirsi.
E ancora: circa 90 milioni di euro, il giro d'affari mensile della prostituzione in Italia. Ogni giorno il mercato del sesso mette in moto un giro d'affari calcolato dagli esperti intorno ai 3 milioni di euro, quindi un miliardo di euro all'anno. E infine
Riescono queste donne a considerarsi delle vere persone con una loro identità? Nonostante questo, ci sono alcuni Stati dove il fenomeno della prostituzione è legale...ma anche in questo caso la persona dov'è? Penso ad esempio alla Germania, Svizzera (dove si sta discutendo per abbassare l'età minima a 16 anni e non più a 18), Nuova Zelanda e Paesi Bassi, dove le prostitute pagano regolarmente le tasse e sono sindacalizzate, e possono farsi pubblicità.
La legge sulla prostituzione votata dal Parlamento prevede sia la pena per la prostituta che per il cliente che a volte dovrebbe essere l'unico a pagare. L'obiettivo principale è comunque quello di colpire i racket e le organizzazioni criminali che permettono tale fenomeno per cercare di restituire un po' di libertà e dignità alle persone coinvolte. Crediamo che ci voglia di più che la semplice sorveglianza sulla strada. Crediamo fermamente che queste ragazze siano da ri-formare, da ri-educare alla vita, una vita che non le darà mai tutto ciò che desiderano ma le potrebbe offrire almeno qualcosa di migliore della strada. Per risolvere questo problema è necessario senza dubbio la partecipazione anche del governo con l'introduzione di nuove norme più severe, rendendo più efficace la lotta allo sfruttamento della prostituzione, in particolare quella minorile.
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